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Comune di Cremona Sistema Museale
Busto femminile in marmo bianco
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La sezione
Archeologica
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LA SEZIONE ARCHEOLOGICA DEL MUSEO
Le raccolte del museo archeologico di Cremona si compongono di materiali di provenienza eterogenea, acquisiti con diverse modalità nel corso degli ultimi due secoli.
Il nucleo originario è costituito dalla parte archeologica della collezione del nobile cremonese marchese Giuseppe Sigismondo Ala conte di Ponzone, che alla sua morte, avvenuta nel 1842, destinò tale patrimonio alla pubblica fruizione.
Si tratta di ceramiche etrusche, greche, dell'Italia meridionale e della Sicilia, nonché di un gruppo di sculture in marmo (teste e busti) di epoca romana, tutte verosimilmente acquistate sul mercato antiquario; sono presenti inoltre, nella collezione numismatica, alcune migliaia di monete soprattutto di età romana imperiale.
In seguito all'apertura del museo, al termine di travagliate vicende, nel corso del XIX secolo diverse furono le donazioni di oggetti archeologici, tra cui particolare importanza rivestono la collezione Fontana-Crippa, costituita da reperti forse in parte provenienti da una stipe votiva del territorio agrigentino, e il gruppo di materiali dagli scavi presso l'odierna Calvatone (Cr), l'antico vicus romano di Bedriacum.
Con l'unificazione delle raccolte civiche con quelle del Museo Provinciale, entrarono a far parte del patrimonio museale materiali provenienti da rinvenimenti urbani, effettuati in seguito alla demolizione di chiese e di altri edifici cittadini.
L'incremento maggiore delle raccolte, per quanto riguarda la provenienza territoriale, si è avuto nel XX secolo, grazie all'atto di deposito al museo, da parte della Soprintendenza ai Beni Archeologici, del materiale che si andava rinvenendo nel sottosuolo cittadino (rinvenimenti che continuano tuttora), tra cui i venticinque lacerti di pavimenti a mosaico che costituiscono la testimonianza per molti versi più significativa di Cremona romana.
Al 1972 risale poi l'ultima donazione di materiale di provenienza non locale, costituita dalla raccolta Dordoni, comprendente ceramiche greche e apule di eccezionale pregio.
Il patrimonio così formatosi venne esposto nelle sale al piano terra di Palazzo Affaitati nell'allestimento, basato essenzialmente su criteri tipologici, curato intorno al 1960 dall'allora Soprintendente alle Antichità della Lombardia Mario Mirabella Roberti e da Giuseppe Pontiroli, in qualità di Conservatore del museo.
Tale allestimento, esemplare per l'epoca, è risultato poi superato dall'affermarsi di nuovi principi museologici e museografici, dalla limitatezza degli spazi a disposizione a fronte dell'incremento delle raccolte e dal presentarsi di problemi conservativi soprattutto in relazione ai mosaici. Esso è stato gradualmente smantellato per consentire il restauro dei materiali in vista di un nuovo allestimento.
Gli interventi di restauro sono stati realizzati nel laboratorio allestito all'interno della chiesa sconsacrata di San Lorenzo, in seguito ad una prima operazione di recupero del complesso monumentale che è stato poi individuato come futura sede espositiva del museo archeologico.
La scelta si rivela particolarmente significativa in quanto la chiesa, sorta sul luogo della necropoli romana che affiancava il tratto suburbano orientale della via Postumia (l'importante strada consolare che, congiungendo Genova con Aquileia, attraversava Cremona), presenta notevoli opportunità di valorizzazione proprio in connessione col patrimonio archeologico cremonese.
In attesa dell'allestimento del nuovo museo, una selezione dei materiali di provenienza collezionistica si trova esposta, dal 1997, nel soppalco con accesso dalla sala d'ingresso del Museo Civico in Palazzo Affaitati
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